Origini della famiglia

Tratto dal Libro D’Oro della nobiltà italiana, Collegio Araldico, Roma 1920-22:

Parodi.

Famiglia ligure residente a Palermo. Con RR. LL. PP. giugno 1900 di R. Assenso, la marchesa di Magnisi Maria Antonia Giusino in Parodi fu autorizzata ad assumere il titolo di duca di Belsito ed a trasmetterlo. Con R. D. 20 giugno 1900 il maggiore generale Fortunato Parodi, sposo della marchesa di Magnisi e duchessa di Belsito fu autorizzata ad assumere maritali nomine il titolo di duca di Belsito. Egli era già stato riconosciuto con D. M. 20 maggio 1898, marchese di Magnisi e barone di Casalgiordano. La famiglia Parodi proviene dal castello omonimo in Liguria ed è ricordato nel Libro D’Oro di Genova.Uscirono da essa Luchino e Nicolò consiglieri della repubblica (1391  Galvano,  Anziano 1392; Matteo uff. di moneta 1417; Giacomo, rettore del Collegio dei Notai 1444; Giambattista, ufficiale di Sanità 1516; Giacomo, Anziano 1527; Fu ascritta nel 1528 all’Albergo Pinelli. Arma: partito nel 1°  dei Parodi che è troncato a) d’oro all’aquila al nat. uscente dalla partizione beccata di rosso, b) d’azzurro alla pala di legno al nat. il manico all’ingiù; nel 2° dei Giusino che è: d’azzurro all’albero nodrito sulla pianura erbosa al nat., sinistrato e sostenuto da un leoncino coronato d’oro, addestr. all’angolo del capo da una cometa d’oro posta in palo.

Fortunato Parodi, duca di Belsito, barone di Casalgiordano ingegnere idraulico ed architetto civile, tenente generale a riposo, comm. Mauriziano, grande ufficiale Corona Italiana e della Corona di Prussia, decorato di medaglia d’argento e d’oro al valore civile e della medaglia commemorativa campagna 1866, cittadino onorevole di Casamicciola: nato a Genova 5 maggio 1835, figlio del fu Ilario Maria Pasquale Bartolomeo e della fu Tomasina Storaca, sposa 2 settembre 1865 Maria Antonia Giusino, marchesa di Magnisi, baronessa di Casalgiordano, duchessa di Belsito nata il 12 gennaio 1844 morta il 2 dicembre 1919 figlia del fu marchese Giusino e Romeo e della fu nobildonna Eleonora Paternò e Gravina.

Figli: 1) Domenico, marchese di Magnisi (per anticipata successione), tenente colonnello di fanteria a riposo, invalido di guerra, cavaliere Corona Italiana, decorato della medaglia commemorativa campagna Libica e di quella del terremoto Calabro, della croce d’anzianità di servizio militare, nato a Palermo 9 dicembre 1867; sposa 12 aprile 1903 nobildonna Antonina Vanni dei duchi di Archirafi

2) Ugo, dei duchi di Belsito, tenente colonnello d’artiglieria in pos. aus. nato a Spezia il 27 maggio 1878 cavaliere Corona Italiana decorato di due medaglie d’argento al valor militare e della medaglia commemorativa della campagna italo-austriaca di 4 fascette e di due croci di guerra; sposa il 5 marzo 1903 Elisabetta Valguarnera dei Principi di Niscemi, fu principe Corrado, senatore del Regno (Palermo Via Castrofilippo)) da cui:

a) Fortunio, nato a Palermo 28 settermbre 1903

b) Corrado, nato a Palermo 8 agosto 1904.

 

Tratto dal Libro D’Oro della nobiltà italiana, Collegio Araldico, Roma 1940-1949:

Parodi

Famiglia ligure residente a Palermo dal 1850. Marchese di Magnisi, barone di Casalgiordano e duchi di Belsito

Don Domenico  Parodi Giusino marchese di Magnisi e barone di Casalgiordano, tenente colonnello, invalido di guerra, morto a Palermo il 2 aprile 1943, figlio del generale di divisione medaglia d’oro, don Fortunato e di donna Maria Antonia Giusino Magnisi, sposa donna Antonia Vanni dei duchi Archirafi.

Fratello, don Ugo, duca di Belsito, generale di divisione, deputato al Parlamento, nato a Spezia 27 maggio 1878, morto a Palermo 11 dicembre 1942, sposa donna  Elisabetta  Valguarnera e Favara  dei principi di Niscemi, da cui:

1) Don Fortunio sposa 1) Sofia Biondo, da cui: Don Ugo, nato a Palermo 21 febbraio 1927; 2) Tove Hom-Andersen da cui: Don Benedetto, nato a Copenaghen 7 marzo 1943

2) Don Corrado, nato a Palermo 8 agosto 1904

 

Tratto da: Antonino Mango di Casalgerardo, Nobiliario di Sicilia, 2 Voll. (Libreria Internazionale A. Reber, Palermo 1915:

Originaria di Genova.

Un Fortunato, tenente generale nella riserva del R. Esercito, commendatore dei SS. Maurizio e Lazzaro, grand’ufficiale della Corona d’Italia e della Corona di Prussia, decorato al valor civile con medaglia d’oro, ecc. è duca di Belsito, marchese di Magnisi e barone di Casalgiordano.

Arma: troncato: al 1° d’oro all’aquila al naturale nascente dalla partizione beccata di rosso; al 2° d’azzurro, alla pala di legno al naturale, il manico in giù.

Si vuole che sia originaria di Genova, passata in Palermo nella prima metà del secolo XVII. Possedette la ducea di Belsito, il marchesato di Magnisi, la baronia di Casalgiordano e l’ufficio di luogotenente di Protonotaro in feudo. Fu illustrata da quel Sebastiano, che fu giudice della Corte pretoriana di Palermo negli anni 1670-71, 1673-74, 1676-77, giudice della Gran Corte nel 1677-78-79, giudice del Tribunale del Concistoro 1680, nuovamente giudice della Gran Corte 1685, avvocato fiscale del detto tribunale 1691 e nello stesso anno maestro razionale giurisperito del tribunale del Real Patrimonio, presidente del tribunale del Concistoto e di quello della Gran Corte 1693, ecc., e che, con privilegio dato a 26 maggio esecutoriato a 1 luglio 1701, ottenne il titolo di duca di Belsito. Un Giuseppe fu giudice delle appellazioni in Palermo nel 1712-13, giudice della Corte pretoriana della stessa città nel 1713-14, del tribunale del Concistoro 1719; un Antonino fu senatore di Palermo negli anni 1728-29, 1735-36 e detta carica tenne un altro Sebastiano nel 1741-42; un Bernardo Giusino e Vernengo, duca di Belsito, fu governatore del Monte di Pietà di Palermo e della nobile Compagnia dei Bianchi della stessa città; Benedetto, fratello del precedente, investito a 12 settembre 1799 del titolo di duca di Belsito, vestì l’abito di Malta e detto abito vestì nel 1871 il nobile Napoleone Giusino; un Francesco Giusino e Lo Faso dei marchese di Magnisi a 28 gennaro 1820 ottenne attestato di nobiltà dal Senato di Palermo. Oggi i titoli di duca di Belsito, marchese di Magnisi e barone di Casalgiordano furono riconosciuti con RR. LL. PP. del 14 giugno 1900 e del 15 maggio 1898 in persona di Maria Antonia Giusino, moglie del generale Fortunato Parodi, il quale, con decreti ministeriali del 20 giugno 1900 e nel 20 maggio 1898, venne autorizzato ad assumerli maritali nomine.

Arma: d’azzurro, all’albero nodrito sulla pianura erbosa al naturale, sinistrato e sostenuto da un leoncino coronato d’oro, addestrato nell’angolo del capo da una cometa pure d’oro, posta in palo.

Vanta discendere dai conti di Ampurias in Catalogna, i quali pretendevano discendere dai re Goti. Si vuole che abbia fatto due passaggi in Sicilia; il primo sotto re Pietro d’Aragona; il secondo sotto i Martini. Godette nobiltà in Palermo e in Messina; possedette i principati di Belmontino, Gangi, Gravina, Niscemi, Valguarnera; il ducato di Arenella; i marchesati di Regiovanni, Santa Lucia; la contea d’Asaro; le baronie di Bonifato o Marcatobianco e Iamcaruso, Buzzetta; Caropipi, Fiume di Mendola Giardinello, Godrano, Pozzo, Rapi e Piano del Comune, San Giovanni di Galermo, Tonnara di San Giorgio, Vicaretto, ecc. ecc. Un Simone fu pretore di Palermo nel 1333-34; un Vitale fu armiere di re Martino, barone d’Asaro, capitano di giustizia in Nicosia nell’anno 1409; un Giovanni fu capitano di giustizia in Palermo negli anni 1414-15-16; un altro Giovanni, barone d’Asaro, fu strategoto di Messina nel 1474, presidente del Regno nel 1485, capitan generale della cavalleria di re Ferdinando il Cattolico nell’anno 1486; un Giaimo fu vescovo di Malta nell’anno 1495; un Giovanni, barone di Siculiana, fu capitano di giustizia in Palermo nell’anno 1511-12; un Antonio, barone del Godrano, tenne la stessa carica in detta città nel 1535-36; un Giovanni, barone d’Asaro fu strategoto di Messina nel 1542-43, e, con privilegio dato in Magonza a 11 agosto esecutoriato in Palermo a 12 settembre 1543, ottenne concessione del titolo di conte d’Asaro; un Simone, barone di Godrano, fu capitano di giustizia in Palermo nell’anno 1546-47; un Fabrizio barone del Godrano, fu pretore di Palermo negli anni 1583-84, 1589-90; un Annibale, barone del Godrano, fu senatore in detta città negli anni 1593-94, 1598-99 e capitano di giustizia negli anni 1595-96 e 1607-8; un Francesco Valguarnera e Del Carretto, con privilegio dato a 14 ottobre 1626 esecutoriato a 26 gennaio 1627, ottenne concessione del titolo di principe di Valguarnera e fu pretore di Palermo nel 1630-31; un Francesco fu capitano di giustizia in Castrogiovanni nel 1645-46; un Vitale, dei principi di Valguarnera, con privilegio dato a 4 settembre 1645 esecutoriato a 18 maggio 1646, ottenne concessione del titolo di duca dell’Arenella, acquistò nel 1661 il titolo di principe di Niscemi, fu capitano di giustizia in Palermo nel 1665 e pretore nel 1669; un Giuseppe Valguarnera e Lanza, principe di Valguarnera, fu vicario generale in San Filippo d’Argirò nell’anno 1647 e pretore di Palermo nell’anno 1651; un Francesco Valguarnera e Arrighetti, principe di Valguarnera, che come marito di Antonia Graffeo fu principe di Gangi, ecc. nel 1652, tenne la carica di capitano di giustizia in Palermo nel 1679-80, fu cavaliere dell’ordine di San Giacomo della Spada, gentiluomo di camera di re Carlo II, vicario generale del Val Demone, pretore di Palermo nell’anno 1686; un Giovanni, barone del Pozzo, fu senatore in Palermo negli anni 1669-70, 1673-74; un Ponzio, dei principi di Valguarnera, tenne la stessa carica in detta città negli anni 1686-87, 1699-700, e, con privilegio dato a 28 settembre esecutoriato a 4 dicembre 1700, ottenne concessione del titolo di marchese di Santa Lucia; un Giuseppe, conte d’Asaro, fu capitano di giustizia in Palermo nel 1687-88 e pretore nel 1669-700; un Giuseppe, principe di Niscemi, tenne quest’ultima carica in detta città nel 1696-97, fu maestro razionale del tribunale del Real Patrimonio e deputato del regno nel 1714; un Francesco Saverio, principe di Valguarnera, fu capitano di giustizia in Palermo nel 1711-12, vicerè in Sardegna, ambasciatore in Madrid, generalissimo della cavalleria, gran ciambellano di re Carlo Emmanuele III di Savoia, cavaliere dell’ordine supremo della Santissima Annunziata; un Pietro Valguarnera e Gravina, principe di Valguarnera, fu deputato del regno nel 1758, tenente delle guardie del corpo del re di Sardegna, colonnello, generale di battaglia, gentiluomo di camera di detto re, gran croce dell’ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro nel 1778; un Emmanuele Valguarnera e Valguarnera, marchese di Santa Lucia, fu governatore del Monte di Pietà di Palermo nell’anno 1759-60; un Salvatore Valguarnera e La Grua, principe di Niscemi, fu senatore in Palermo nel 1778 e, come marito di Melchiorra Emmanuela Cottone Tarallo e Rao, ottenne, a 22 febbraio 1762, infeudazione del territorio di Giardinello; un Giuseppe Emmanuele Valguarnera e Valguarnera, principe di Valguarnera, principe di Gangi, ecc. fu senatore in Palermo nel 1782-83, capitano di giustizia negli anni 1788-89-90, rettore dell’ospedale di San Bartolomeo nel 1796, pretore nel 1797, gentiluomo di camera e cavaliere dell’ordine del San Gennaro; un Corrado, principe di Niscemi, nel 1812 venne nominato maestro razionale di cappa e spada del tribunale del Real Patrimonio; un Giuseppe Valguarnera e Ruffo, principe di Niscemi, fu maggiordomo di settimana dei re Ferdinando II e Francesco II di Borbone e sedette fra i pari al parlamento del 1848 per la paria di Castelnuovo; un Corrado Valguarnera e Tomasi, figlio del precedente, principe di Niscemi, ecc. fu gran croce dell’ordine della corona d’Italia, senatore del regno, ecc., marito di Maria Favara e padre di Caterina moglie a Pietro Moncada, principe di Paternò, ecc.; di Giuseppe, deputato al parlamento Nazionale, riconosciuto con decreto ministeriale del 27 maggio 1903 nei titoli di principe di Niscemi e di duca dell’Arenella e con decreto ministeriale del 16 novembre 1909 nel titolo di principe di Castelnuovo; di Carolina moglie a Giulio Santostefano, marchese della Cerda e di Elisabetta in Parodi.

Arma: d’argento, a due fasce di rosso”